Identità-di-genere

Il disturbo dell’identità di genere

Negli ultimi decenni, al termine transessualismo si è andato sostituendo il concetto di Disforia di Genere o Disturbo dell’Identità di Genere (DIG). Con tale sostantivo, ci si riferisce all’esperienza di disagio che una persona prova nei confronti del proprio genere biologico, unitamente al desiderio di appartenere al genere opposto, fino ad intervenire sui caratteri sessuali secondari ed in alcuni casi sui genitali.

Nella classificazione psichiatrica la condizione di transessualismo viene definita come“Disturbo dell’Identità di Genere Sessuale”. Negli ultimi anni si assiste ad un progressivo cambiamento nella visione di questa condizione verso la depatologizzazione. A questo proposito, nella prossima edizione del Manuale Diagnostico (DSM) dovrebbe essere rivista la diagnosi di Disturbo dell’Idenitità di Genere, con l’eliminazione del termine “disturbo” e l’introduzione di “incongruenza di genere”.

I criteri diagnostici per il DIG secondo l’ultima versione del DSM (la versione IV-TR) si riferiscono ad una forte e persistente identificazione col sesso opposto (non solo un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto), ad un disagio persistente riguardo al proprio sesso o senso di inappropriatezza nel ruolo di genere ad esso connesso. L’anomalia non è concomitante con una condizione fisica intersessuale. L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.

Gli interventi possono e devono essere portati fondamentalmente su tre livelli:livello sociale, livello psicologico e livello fisico.

Ad un livello sociale tramite processi di informazione, educazione e sensibilizzazione mirati alla popolazione generale, tendenti a ridurre fino ad eliminare stereotipi e preconcetti troppo rigidi, sessisti e/o discriminatori relativi alle possibili espressioni varianti di genere e orientamento sessuale, al fine di ridurre l’omofobia e transfobia così diffuse nella nostra società.

Un percorso psicologico risulta importante per vari aspetti tra cui: consolidare l’identità, le risorse e la personalità per far fronte con successo alla discriminazione. Informare e sostenere la persona durante il percorso ormonale e/o chirurgico ed estetico. Un sostegno al percorso di transizione   risulta importante al fine di ridurre ansia, stress, paure legate alle opinioni della gente; migliorare il tono dell’umore; accompagnare la persona nelle difficoltà pratiche e quotidiane, che per le persone trans sono purtroppo spesso amplificate dal pregiudizio e dalla discriminazione; far emergere i propri vissuti riguardo l’identità di genere.

È importante coinvolgere la famiglia, soprattutto quando le persone sono molto giovani: fornire informazioni, anche di tipo pratico spesso i genitori non capiscono cosa stia accadendo al proprio figlio; sciogliere le paure dei genitori riguardo al futuro del figlio.

La persona transessuale che intraprende un percorso di cambiamento spesso va incontro alla discriminazione, alla perdita del lavoro, ad una serie di difficoltà enormi che la cultura discriminante e transfobica impone loro. È quindi fondamentale in questa fase che la famiglia, i partner e le persone di riferimento siano loro vicini con tutto il calore e l’affetto possibili.