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L’orgasmo femminile: utile o…inutile?

Articolo realizzato dalla Dott.ssa Margherita Napoli e dalla Dott.ssa Francesca Aglitti

L’orgasmo femminile continua ad essere oggetto di un intenso dibattito scientifico, pensiamo all’articolo uscito di recente su Repubblica, nel quale si seguita la ormai antica diatriba sull’utilità dell’orgasmo della donna con riferimento alle teorie della Lloyd che a questo proposito dice: “Il fenomeno sarebbe di per sé inutile, un sottoprodotto accidentale dell’evoluzione maschile”.

L’orgasmo femminile è sicuramente materia di discussione dal momento che non se ne conosce la vera funzione evolutiva, ma di qui, a sostenerne l’inutilità, purtroppo ormai il passo sembra essere breve.

Le teorie formulate, dunque, fino a questo punto sostengono svariate posizioni sulla sua funzione; c’è chi sostiene che potrebbe essere utile al fine di mantenere vivo e resistente il legame di coppia, chi sostiene che servirebbe alla selezione del partner, chi dice che faciliterebbe la fecondazione e chi purtroppo asserisce che non avrebbe alcun tipo di funzione evolutiva. Quest’ultima posizione rispecchia la teoria del by product, ovvero del prodotto secondario per cui l’orgasmo non è altro che una funzione derivata da quella maschile.

Facendo una piccola rassegna sulle teorie susseguitesi nel tempo, come non ricordare quella di Freud, secondo cui una donna prova due tipi di orgasmo: quello clitorideo e quello vaginale. Il primo, legato ad un’immaturità sessuale e per questo, superficiale; il secondo, invece, tipico della donna matura e fonte del reale piacere sessuale.

Vi è poi da menzionare l’opinione di Kinsey  che, rispettivamente nel 1948 e nel 1953, pubblicò i suoi “Sexual Bahaviour in Male e “Sexual Behaviour in Female“. Nelle pubblicazioni qui elencate, viene analizzata la risposta sessuale e considerato come elemento centrale l’orgasmo (anche se con la solita controversia clitorideo e vaginale); le differenze nelle frequenze orgasmiche di uomo e donna vennero considerate, più che derivanti da un problema di natura psicologica, causate da una insufficiente stimolazione ricevuta dalla donna durante l’atto sessuale. Indiscussa era, dunque, fin da questi primi lavori, l’importanza e l’utilità dell’orgasmo femminile. Kinsey considerò anche il rapporto di coppia e arrivò a sostenere la tesi secondo la quale più a lungo si sta insieme, meno spesso si hanno rapporti intimi; dunque la donna più che continuare il rapporto, cerca di distruggerlo.

Secondo Masters & Johnson nel loro “Human Sexual Response” del 1966 scrivevano: “per la donna, l’orgasmo è un’esperienza psicofisiologica che acquista significato e si sviluppa in un contesto di influenze psicosociali. Dal punto di vista fisiologico non è altro che un breve episodio di rilassamento fisico, conseguente all’ipertonia muscolare e all’aumento della congestione vascolare in risposta ad uno stimolo sessuale. Psicologicamente il fenomeno consiste nella percezione soggettiva di aver raggiunto l’acme della reazione fisica allo stimolo sessuale”.

Nel 1976 Shere Hite pubblicò “Mondo Donna“, un compendio in cui, nonostante i tabù del tempo, erano per la prima volta le donne stesse a parlare del loro modo di vivere la sessualità.  La Hite conclude sconfessando la dicotomia clitorideo – vaginale e definendo l’orgasmo in quanto tale, senza necessità di alcun appellativo che lo descriva.

Le teorie della Lloyd, contenute nel suo saggio “The Case of Female Orgasm: Bias in the Science of Evolution”, riprendono, ampliandole, le teorie di Donald Symons. Nella sua opera “The evolution of human sexuality“, lo studioso, analizza l’orgasmo in senso etologico, sociobiologico e comportamentale, considerandolo una potenzialità. Sarebbero, secondo Symons, le tecniche utilizzate nei preliminari a dare alle donne la possibilità di avere delle stimolazioni intense e continue tali da poter raggiungere l’orgasmo; conclude, perciò, dicendo che questa potenzialità non sarebbe altro che un sottoprodotto dello sviluppo embriologico (l’attuale byproduct theory), da considerarsi alla stregua dei capezzoli maschili, cioè, superfluo. Prosegue sostenendo che l’orgasmo femminile è molto simile a quello dei ragazzi in età prepubera in cui non si esperiesce l’eiaculazione .

Quindi, rielaborando Symons, secondo la Lloyd, gli orgasmi femminili si sarebbero evoluti solo perchè efficaci alla manipolazione spermatica attraverso la loro azione di risucchio, una serie di contrazioni uterine che attirano il liquido seminale il più vicino possibile alla cervice.

Date le teorie della Lloyd, gli studiosi Brendan Zietsch della University of Queensland, genetista, e Pekka Santtila della Abo Akedemi finlandese idearono una ricerca per valutare questa ipotesi prendendo come campione 1083 coppie di gemelli di sesso opposto e 2287 dello stesso sesso chiedendo loro la facilità e la frequenza dell’orgasmo; la loro idea di partenza è che se la funzione orgasmica femminile fosse un sottoprodotto di quella maschile, i gemelli di sesso diverso dovrebbero avere una funzione orgasmica più che simile. I risultati della ricerca hanno dimostrato che in gemelli dello stesso sesso la funzione orgasmica è condivisa, mentre non lo è in gemelli di sesso diverso. In conseguenza ai risultati appare chiaro che la genetica di base è diversa per la funzione orgasmica maschile e femminile, dunque, i ricercatori non ritengono che l’orgasmo femminile sia un sottoprodotto di quello maschile.

Anche i ricercatori americani Baker & Bellis, secondo i risultati della loro ricerca sullo “Human sperm competition”, sostengono che l’orgasmo sia utile ai fini della manipolazione dello sperma, attraverso il meccanismo del risucchio. A detta loro, “la  strategia dell’orgasmo femminile è diretta ad influenzare la ritenzione spermatica ad ogni singolo episodio di accoppiamento”.

Nonostante l’attuale scienza sia, come dimostrato, un pullulare di ricerche e  un fiorire di teorie sull’argomento, la funzione evolutiva dell’orgasmo femminile sembra ancora essere un mistero irrisolto, certo è che le ricerche sembrano avvicinarsi alla conferma del fatto che in fondo, un’utilità e una funzione quest’ultimo, ce l’abbia; (ed anche chi scrive questo articolo ne è convito, altrimenti perché affannarsi così tanto per averne uno?) speriamo solo di non dover ancora a lungo sentir ripetere le parole della Lloyd in un’intervista al New York Times “che esso non ha nessuna funzione evoluzionistica ed esiste solo per il nostro divertimento”.