Ghosting: chiudere un rapporto, soprattutto una storia d’amore, sparendo completamente, senza dare nessuna spiegazione. È fenomeno, quello di “fantasmare” o “essere fantasmati”, entrato nel 2014 nel vocabolario comune, anche se non del tutto nuovo. Sparire, forse nella speranza di non ferire o non essere feriti, in realtà produce effetti psicologici devastanti, per questo, anche il silenzio di uno dei due partner può far tanto rumore.

Le motivazioni per cui si mette in atto questo comportamento possono essere molteplici: queste persone, non curandosi di come l’altro potrebbe sentirsi, tendono ad evitare il senso di colpa che potrebbe scaturire nel lasciare qualcuno. Evitare il confronto con l’altro consente di evitarlo anche con se stessi. In questi rapporti manca l’empatia e sembrano invece predominare l’insensibilità e l’indifferenza. Per altri potrebbe essere un gesto estremo dovuto alla convinzione, forse più alla rassegnazione, che l’altro non è in grado di ascoltare, per cui si “risolve” il problema alla radice, soffocando qualsiasi tentativo di dialogo. Alcuni “ghoster” presentano una paura profonda e spesso inconscia dell’amore: temono di finire invischiati nelle trappole tese dall’altro, perdendo così ogni forma di autonomia e d’indipendenza, dunque, spaventati, fuggono. Nei casi estremi, può diventare persino un’arma, ad esempio per innescare un intreccio competitivo e alimentare la propria mancanza nel partner.

Chi subisce l’abbandono avverte un senso di rifiuto e di mancanza di rispetto nei propri riguardi, aspetto presente sia in relazioni appena nate sia in quelle più durature. Soprattutto in questo caso, il ghosting può creare un effetto traumatico e un senso di profondo tradimento. Si soffre anche quando la chiusura di una relazione avviene con altre modalità, ma questo fenomeno in particolare, crea una serie di ambiguità che inducono  la vittima a rimanere come paralizzata e non in grado di reagire. Nella prima fase, infatti, la persona si ritrova a valutare una serie infinita d’ipotesi, sia perché effettivamente non sa cos’è successo, sia perché nella sua mente non accetta l’eventualità di una sparizione così improvvisa e apparentemente priva di motivazione. Questi dubbi sulla relazione, che affollano i pensieri del malcapitato, possono insinuarsi sempre di più profondamente, fino ad arrivare a mettere in discussione anche la propria persona, il proprio valore, la propria autostima e dunque la propria considerazione come soggetto degno o meno d’amore. Quest’atteggiamento passivo-aggressivo blocca l’altro, che è ostacolato nella sua possibilità di fare domande, di avere un dialogo, di capire la motivazione di questo gesto e quindi di rielaborare l’esperienza e il lutto d’amore.

Superare l’abbandono è sempre molto difficoltoso e tutto ciò lo rende quasi un’utopia. Bisogna ricordare sempre che, chi sparisce non sta mettendo in discussione il valore personale o il modo d’amare dell’altro, di fatto, esprime una propria debolezza: non saper affrontare un dialogo maturo e non saper superare le proprie difficoltà emotive. Si dice che “in amore vince chi fugge”, ma in realtà colui che scappa è solo una persona che non è in grado di donarsi completamente ad un rapporto sano e sincero, che si priva di vivere quella che è la vera essenza dell’ amore fatta di condivisione, sincerità, rispetto, complicità e tanto altro. Per questo chi subisce l’abbandono non dovrebbe andare alla ricerca spasmodica della motivazione o mettersi continuamente in discussione, ma continuare a credere in se stesso e nelle relazioni, ricordando che l’amore è l’incontro di due persone che viaggiano sullo stesso binario e non la rincorsa continua di qualcuno che non si sposta mai verso la nostra direzione.

Dott.ssa Margherita Napoli
Dott.ssa Viviana Ciavatta
Dott.ssa Valentina Bandiera