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	<title>e-Psicologia - Rivista Online di Psicologia e Sessuologia</title>
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	<description>Rivista per lo Psicologo Sessuologo a Roma</description>
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		<title>L&#8217;immagine del sesso nei giovani attraverso i blog</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 18:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita Napoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e Sessualità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/03/blog.jpg"></a></p> <p>&#160;</p> <p>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Margherita Napoli e dalla Dott.ssa Francesca Aglitti</p> <p>Consigli pratici, paroline magiche per aumentare eccitazione e desiderio, racconti di esperienze personali, sogni, paure, tormenti, fantasie, frasi piccanti; sembra si tratti di un manuale per adulti sessualmente navigati, ed invece no. Questo è ciò che troviamo nei blog di nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/03/blog.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-147" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="blog" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/03/blog.jpg" alt="" width="400" height="261" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Margherita Napoli e dalla Dott.ssa Francesca Aglitti</em></p>
<p>Consigli pratici, paroline magiche per aumentare eccitazione e desiderio, racconti di esperienze personali, sogni, paure, tormenti, fantasie, frasi piccanti; sembra si tratti di un manuale per adulti sessualmente navigati, ed invece no. Questo è ciò che troviamo nei blog di nuova generazione diffusissimi tra i giovani.</p>
<p>Si sa, con internet si ha la possibilità di creare spazi interattivi a poco prezzo se non addirittura gratuitamente e molto raramente c&#8217;è un controllo su ciò che avviene in queste piattaforme e luoghi di condivisione virtuali; tra i più diffusi oggi Messenger (anche se ormai quasi del tutto superato), Badoo, Facebook, Netlog, My space e in sempre più grande espansione, per la sua facile fruibilità e gestione, Tumblr.</p>
<p>Ed è proprio in quest&#8217;ultimo sito che si diffonde questa nuova e sconcertante moda; si tratta di una specie di diario personale che ciascuno aggiorna continuamente con i propri pensieri, citazioni,  video e foto prettamente di carattere sessuale.</p>
<p><span style="font-size: small;">Questi blog hanno la presunzione di presentarsi come luoghi in cui si parla di sesso e in cui i giovani si “indirizzano praticamente” in ambito di sesso, scambiandosi esperienze e consigli, condividendo con gli altri  preferenze, pratiche e tendenze. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Purtroppo però l&#8217;intento iniziale di strumento informativo scade in una vera e propria presunzione e più che uno scambio e una condivisione interpersonale si finisce per ottenere tutt&#8217;altro genere di presentazione.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Si viene proiettati in un mondo parallelo; non ci si trova di fronte al sano erotismo, a foto spinte, ma comunque accettabili, bensì ci si trova di fronte a vere e proprie immagini pornografiche, se non video in cui in fondo di educativo c&#8217;è ben poco, se non l&#8217;esplicitazione di pratiche sessuali tradizionali e anche molto innovative (ma a questo punto, basterebbe andare in un sito pornografico, senza aprire un blog). E soprattutto ci si trova di fronte a ragazzine appena adolescenti che si atteggiano a donne mature e vissute, che elargiscono consigli su pratiche sessuali estreme (senza la giusta conoscenza), che concepiscono, nella maggior parte dei casi, il sesso come sottomissione; la donna viene svalutata e considerata come sottomessa all&#8217;uomo. Ci si trova di fronte ad immagini di donne legate sottoposte a pratiche sessuali estreme (di cui a volte neanche noi siamo a conoscenza), ci si trova di fronte a donne sodomizzate con la faccia a terra sotto la scarpa di un uomo, ci si trova di fronte a donne legate, bendate, con le manette ai polsi con più uomini intorno che fanno di lei ciò che loro vogliono.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Uno dei temi ricorrenti in questi blog è anche l&#8217;omosessualità. Non sembra all&#8217;apparenza un&#8217;omosessualità sana; emerge un&#8217;omosessualità radicata intorno ai canonici gusti maschili, intorno ai soliti cliché di donne che si baciano, fanno petting o ragionando per stereotipi, la lotta nel fango. Prima di dire ciò che stiamo dicendo ne abbiamo visitati parecchi di questi siti e di tutti questi, una percentuale bassissima era a contenuto omoerotico maschile, per un buon 80% solo immagini omoerotiche femminili. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Vogliamo pensare anche in questo contesto che sia difficile fare coming out? Eppure chi scrive si trova dietro ad un computer, non ha nessuno che gli possa puntare il dito contro! Oppure possiamo pensare, come realmente è, che anche i gusti e le attitudini sessuali siano una moda (non sempre, ovvio, stiamo contestualizzando il discorso solo al fenomeno di questi blog).</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Comunque resta l&#8217;amaro in bocca, insieme ad una serie di interrogativi irrisolti. È questa l&#8217;immagine che i giovani hanno del sesso? Un insieme di pratiche barbare che ruotano intorno a stereotipi in cui lo scopo è che ci sia un dominato ed un dominatore?</span></p>
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		<title>Il nuovo preservativo al Viagra</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 18:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Garofalo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi di Coppia]]></category>
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		<category><![CDATA[sesso sicuro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/03/Viagra-Condom.jpg"></a></p> <p>Il &#8220;preservativo al viagra&#8221; è un preservativo che, oltre a proteggere dalle malattie a trasmissione sessuale e a prevenire le gravidanze indesiderate, aiuta a mantenere l&#8217;erezione più a lungo.</p> <p>Sviluppato dalla Società biotecnologica britannica Futura Medical PLC e concesso in licenza alla Durex SSL International, il condom CSD500, questo il suo nome attuale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/03/Viagra-Condom.jpg"><img class="size-full wp-image-142 alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Viagra-Condom" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/03/Viagra-Condom.jpg" alt="" width="420" height="210" /></a></p>
<p>Il &#8220;preservativo al viagra&#8221; è un preservativo che, oltre a proteggere dalle malattie a trasmissione sessuale e a prevenire le gravidanze indesiderate, aiuta a mantenere l&#8217;erezione più a lungo.</p>
<p>Sviluppato dalla Società biotecnologica britannica Futura Medical PLC e concesso in licenza alla Durex SSL International, il condom CSD500, questo il suo nome attuale, ha ottenuto il via libera alla commercializzazione da parte dell&#8217;Unione Europea ed arriverà sul mercato italiano nel prossimo anno.</p>
<p>Il nuovo prodotto contiene un gel vasodilatatore a base di<strong> </strong><strong>nitroglicerina chimica</strong>, lo <strong>Zanifil, </strong>che, passando attraverso la pelle, aumenta il flusso locale di sangue nel pene, favorendo un&#8217;erezione più duratura e solida.</p>
<p>Il CSD500 si prospetta dunque come un&#8217;interessante innovazione nel campo della sessualità maschile, anche se è importante fare una precisazione. È necessario infatti tenere presente che il nuovo prodotto non è stato progettato per gli uomini che soffrono di disfunzione erettile e quindi non potrà sostituire psicoterapie sessuologiche specifiche o farmaci quali il Viagra, il Cialis o il Levitra, ma consenirà all&#8217;uomo di mantenere l&#8217;erezione solo se già presente prima dell&#8217;inserimento del preservativo.</p>
<p>Da segnalare gli effetti benefici che tale condom avrebbe nel favorire il sesso sicuro: un prodotto che migliora la potenza e la durata dell&#8217;erezione, infatti, sicuramente incoraggia all&#8217;uso del preservativo.</p>
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		<title>L&#8217;Anoressia e il fenomeno Pro-Ana</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 14:31:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita Napoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Ana]]></category>
		<category><![CDATA[Anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/01/Anoressia-primavera.jpg"></a>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Margherita Napoli e dalla Dott.ssa Francesca Aglitti</p> <p>È un nuovo credo, il credo di una nuova filosofia, anzi, proprio di una nuova religione, quello della “Sacerdotessa” Ana.</p> <p>La sacerdotessa Ana, è la dea dell’Anoressia, regina dei disturbi del comportamento alimentare.</p> <p>Ana è un modello di identificazione al quale queste ragazze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/01/Anoressia-primavera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-134" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Anoressia-primavera" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2012/01/Anoressia-primavera.jpg" alt="" width="416" height="270" /></a>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Margherita Napoli e dalla Dott.ssa Francesca Aglitti</em></p>
<p>È un nuovo credo, il credo di una nuova filosofia, anzi, proprio di una nuova religione, quello della “Sacerdotessa” Ana.</p>
<p>La sacerdotessa Ana, è la dea dell’Anoressia, regina dei disturbi del comportamento alimentare.</p>
<p>Ana è un modello di identificazione al quale queste ragazze si ispirano per portare avanti la loro battaglia. Ana influisce su di loro con consigli per dimagrire, per arrivare al controllo e alla perfezione estrema, per bruciare le calorie in eccesso. Essendo Ana considerata come una sacerdotessa, nei blog pro ana si ritrova anche una nuova versione dei tradizionali dieci comandamenti, diciamo che si trova la riedizione secondo questo segreto mondo.</p>
<p>“Il termine anoressia, vorrebbe dire: senza appetito, senza desiderio. In realtà, però, è quasi impossibile trovare persone che siano prive di fame; non esistono persone più affamate, bisognose e avide delle persone anoressiche, le quali proprio perché hanno un disperato desiderio di tutto, rinunciano a tutto”, come sostiene l’autrice Fabiola De Clercq nel libro “Fame d’amore”.</p>
<p>Dal punto di vista psicologico, la prima fase dell’anoressia è sempre accompagnata dalla negazione di qualsiasi tipologia di problema da parte della paziente. Ai colloqui psicologici arriva una tipologia di ragazze anoressiche che si potrebbe definire “standard”. Si tratta per la maggior parte di ragazze (anche se sta crescendo il numero di ragazzi anoressici) di età compresa tra i 14 e i 20 anni, a volte sottopeso, altre volte meno magre, ma comunque con sintomi anoressici, in genere vestite con abiti pesanti e troppo grandi di cui non riescono quasi mai a liberarsi durante la seduta di terapia. Si trovano in genere pronte a scappare, non riescono mai ad accomodarsi ed ambientarsi nel setting proposto dai terapeuti, accompagnate in quel luogo dai genitori. Cercano di raccontare quello che sanno fare, con tono infastidito, maldisposto e poco cordiale e parlano di quanto loro proprio non abbiano fame. La loro realtà, non è la realtà, è una verità; è quella che hanno costruito nella loro testa, tutt’altra rispetto a quella che vivono. Infatti, uno dei problemi centrali delle ragazze anoressiche, è proprio quello di percepire come realtà solo ed esclusivamente quello che si percepisce come la propria verità. La manifestazione di questa idea avviene nella modalità di immagazzinamento e relazione con la propria immagine corporea. L’immagine corporea è legata al mondo emotivo interno, bloccato dal punto di vista alimentare. Questo difficile rapporto con la propria immagine corporea, è indissolubilmente legato ad una bassa autostima e ad una volontà di impossibilità di percezione degli stimoli di fame e sazietà. Ritornando alle frasi con cui ho aperto questo spaccato sul mondo dell’anoressia, ciò a cui l’anoressica aspira e quello che le dona un grande senso di realizzazione è la capacità di controllo dello stimolo della fame. Questo rappresenta per lei un grande punto di arrivo che ovviamente rinforza il suo comportamento “non alimentare”.</p>
<p>Quando si sono iniziati a leggere articoli che esprimevano opinioni di contrasto a proposito dei blog che nel web inneggiavano e veneravano l’anoressia e la bulimia, si è pensato che i giornalisti stessero esagerando, e invece no. Ci sono centinaia di blog di questo tipo e migliaia di ragazzine che cercano di diventare anoressiche. Cerchiamo di capire le caratteristiche e le motivazioni.</p>
<p>È sempre stato vero l’assunto per cui i giornali e la tv hanno incentivato e incentivano canoni di magrezza eccessiva, distorta. Oltre a questi mezzi di comunicazione, negli anni novanta inizia ad aggiungersi anche internet e più precisamente il web come mezzo di propagazione di standard alterati. Uno dei fenomeni più innovativi e preoccupanti al tempo stesso, fu la diffusione intorno agli anni novanta negli Stati Uniti dei siti “pro – ana” o “pro – anoressia”. In questi blog, si venerava e si venera l’anoressia come una vera e propria divinità (infatti Ana viene scritto con la A maiuscola). L’anoressia viene considerata come una vera e propria divinità, come una sacerdotessa a cui si deve rispondere in ogni caso. Questi siti inizialmente diffusi negli Stati Uniti, giunsero successivamente in Inghilterra, Francia e Spagna; in Italia arrivarono solo all’inizio del nuovo secolo, ma ci si volle rendere conto della loro esistenza e della loro reale portata solo intorno al 2004, quando iniziò la campagna per la loro chiusura. Ciò ovviamente non avvenne allora e non avviene neanche ora. Questi siti trovano sempre più seguaci e si evolvono in maniera molto veloce. Le adepte (ma stanno crescendo anche gli adepti) si ritrovavano prima nei blog, ovvero nei diari online in cui ognuno poteva scrivere quello che voleva, poi iniziarono a ritrovarsi nei forum. La conseguenza del passaggio al forum è stata la maggiore privatizzazione di questa religione e il tentativo di farla diventare una vera e propria setta ottiene una vera e propria concretizzazione.  Uno degli argomenti fulcro di questi blog o forum è la thinspiration (thin = magro, inspiration = ispirazione), che per abbreviazione diventa thinspo, ovvero, l’ideale di perfezione e di magrezza a cui questi adepti tendono. Ritrovano le loro thinspo in modelle come Kate Moss o Nicole Richie (l’idolo, nonché una delle prime seguaci di pro ana). Passando in rassegna questi blog, sono emersi ovviamente vari “must” delle pro – ana, a cui fanno riferimento in ogni situazione della loro vita e a cui aspirano come modello da seguire.</p>
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		<title>L’eiaculazione precoce</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita Napoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi di Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità Maschile]]></category>
		<category><![CDATA[eiaculazione precoce]]></category>
		<category><![CDATA[impotenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.arpesonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/eiaculazione-precoce.gif"></a></p> <p>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Chiara D&#8217;Andrea e dalla Dott.ssa Margherita Napoli</p> <p>L&#8217;eiaculazione precoce è probabilmente il disturbo sessuale più diffuso. Secondo un recente studio effettuato in Italia, Stati Uniti e Germania un uomo su quattro tra i 18 e i 70 anni ne soffrirebbe. È difficile dare una definizione univoca di tale disturbo. La Kaplan [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arpesonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/eiaculazione-precoce.gif"><img class="alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="eiaculazione-precoce" src="http://www.arpesonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/eiaculazione-precoce.gif" alt="" width="330" height="300" /></a></p>
<p><em>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Chiara D&#8217;Andrea e dalla Dott.ssa Margherita Napoli</em></p>
<p>L&#8217;eiaculazione precoce è probabilmente il disturbo sessuale più diffuso. Secondo un recente studio effettuato in Italia, Stati Uniti e Germania un uomo su quattro tra i 18 e i 70 anni ne soffrirebbe. È difficile dare una definizione univoca di tale disturbo. La Kaplan (1974) associava l&#8217;eiaculazione precoce ad una mancanza di controllo volontario del riflesso eiaculatorio, per cui il soggetto raggiunge molto rapidamente l&#8217;orgasmo nello stato di eccitazione. Il DSM IV-TR (2000) definisce questo disturbo: una persistente o ricorrente eiaculazione con minima stimolazione sessuale, che avviene prima, durante o subito dopo la penetrazione e prima che la persona lo desideri.</p>
<p>Essenzialmente l&#8217;eiaculazione viene definita precoce quando la persona eiacula subito dopo o immediatamente prima della penetrazione e non è in grado di controllare l&#8217;arrivo dell&#8217;orgasmo. Tale situazione ha ricadute sul benessere psicologico della persona e sulla relazione di coppia.<br />
Le cause dell&#8217;eiaculazione precoce possono essere organiche o psicologiche. L&#8217;eiaculazione è l&#8217;esito di una complicata integrazione tra diverse funzioni dell&#8217;organismo: il sistema nervoso, quello muscolare, e la componente psicoemotiva.<br />
Come per le altre disfunzioni sessuali, anche in questo caso si parla di disturbo primario (presente dalle prime esperienze sessuali del soggetto) e di disturbo secondario (insorto dopo un periodo di controllo eiaculatorio soddisfacente per la persona).</p>
<p>Sotto il profilo psicologico diverse sono le cause ipotizzate alla base di questo disturbo: sentimenti di ostilità nei confronti delle donne; ansia generata dalla sessualità; paura del rifiuto; prime esperienze sessuali traumatiche; ambivalenza riguardante la relazione di coppia; ansia da prestazione, nei casi di eiaculazione precoce primaria; sensi di colpa; stress; conflitti di coppia; concomitante disturbo sessuale del partner.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="background-color: #fefbc2;"><span style="font-size: 14px; line-height: 22px;">Gennaio e Febbraio 2012 sono i mesi della Prevenzione e Promozione della Salute Psicosessuale dedicati alla Eiaculazione Precoce. Per informazioni vai al sito di ARPES: </span><a style="font-size: 14px; line-height: 22px;" title="Eiaculazione Precoce" href="http://www.arpesonline.it/2012/01/mese-della-prevenzione-e-promozione-della-salute-psicosessuale-gennaiofebbraio-2012/" target="_blank">Mese della Prevenzione Gennaio/Febbraio 2012</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>In tale disfunzione l&#8217;ansia occupa un ruolo sostanzioso ed è correlata al vissuto di piacere, nel senso che il soggetto non riesce a godere dell&#8217;esperienza sessuale. A volte il soggetto si mostra particolarmente concentrato sul suo organo sessuale e sulle sue reazioni, senza riuscire ad abbandonarsi al rapporto sessuale.<br />
Dietro l&#8217;ansia possono anche nascondersi angosce nei confronti del rapporto sessuale, percepito come &#8220;sporco&#8221;.<br />
A volte l&#8217;eiaculazione sopraggiunge successivamente ad un disturbo dell&#8217;erezione, come meccanismo inconscio o conscio di voler &#8220;terminare&#8221; nel più breve tempo possibile il rapporto sessuale allo scopo di non perdere l&#8217;erezione.</p>
<p>Il trattamento sessuologico dell&#8217;eiaculazione precoce mira a far sì che il soggetto acquisisca la percezione delle sensazioni che precedono l&#8217;orgasmo. A tale scopo viene utilizzata la tecnica dello stop-start, in cui l&#8217;uomo viene invitato a concentrarsi sulle sensazioni preorgasmiche mentre viene stimolato dal partner e interrompe la stimolazione quando avverte tali sensazioni, ripetendo tale mansione più volte. Poi si procede alla penetrazione mantenendo la tecnica dello stop-start.<br />
Contemporaneamente vengono analizzate le ansie e le difficoltà individuali e di coppia, infatti a tal proposito, nel caso di una consulenza di coppia, spesso viene richiesto anche qualche colloquio individuale.</p>
<p>Inoltre la prescrizione di mansioni sessuali consente di osservare come la coppia risponde alla terapia e se ci sono resistenze che occorre analizzare.<br />
Nel caso di un paziente single è importante approfondire la storia familiare, il tipo di educazione ricevuta, il vissuto nei confronti della masturbazione, le relazioni istaurate. In altri casi la consulenza sessuologica mirerà a chiarire alcune informazioni riguardanti il funzionamento sessuale e aspettative non realistiche.<br />
Abbandonarsi alle sensazioni piacevoli del rapporto sessuale, raggiungere l&#8217;obnubilamento della coscienza attraverso l&#8217;orgasmo, lasciarsi andare al piacere sessuale e all&#8217;intimità implica &#8220;deporre&#8221; la propria tendenza al controllo, che è alla base dell&#8217;eiaculazione precoce, ma è come aprire il Vaso di Pandora, e le resistenze al &#8220;piacere&#8221; possono essere tante.</p>
<p>Pubblicato il 16/01/2012 &#8211; Diritti Riservati &#8211; Vietata la pubblicazione senza il consenso degli autori</p>
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		<title>L&#8217;Ansia: Quella paura di &#8220;non si sa bene cosa&#8221;</title>
		<link>http://www.e-psicologia.it/2011/10/ansia-paura-di-non-si-sa-bene-cosa/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 13:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Garofalo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia Clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia positiva]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
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		<category><![CDATA[sintomi fisici]]></category>
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		<category><![CDATA[terapia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Luisa Garofalo e dalla Dott.ssa Margherita Napoli</p> <p>Almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo provato quella particolare sensazione indefinibile di paura di &#8220;non si sa bene che cosa&#8221;: l&#8217;ansia.</p> <p>Il termine &#8220;ansia&#8221; ha la stessa origine etimologica del termine latino &#8220;angustus&#8221;, che rimanda a concetti quali il sentirsi soffacare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-119" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="ansia" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/10/ansia.jpg" alt="" width="460" height="334" /></p>
<p><em>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Luisa Garofalo e dalla Dott.ssa Margherita Napoli</em></p>
<p><em></em>Almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo provato quella particolare sensazione indefinibile di paura di &#8220;non si sa bene che cosa&#8221;: l&#8217;ansia.</p>
<p>Il termine &#8220;ansia&#8221; ha la stessa origine etimologica del termine latino &#8220;angustus&#8221;, che rimanda a concetti quali il sentirsi soffacare, stretti, privi di spazio, e si riferisce ad uno stato emotivo a contenuto spiacevole, caratterizzato da una condizione di allarme, di preoccupazione e di paura, che può essere di varia intensità.</p>
<p>In realtà, l&#8217;ansia è una sensazione normale, fisiologica, che viene avvertita da ogni essere umano e che è utile  in molti momenti della vita.</p>
<p>E&#8217; capitato a tutti, infatti, di avere un pò di ansia in periodi molto stressanti o in relazione ad una particolare situazione o prestazione: pensiamo, ad esempio, a quando si deve affrontare un esame, una performance sportiva, un colloquio di lavoro, ecc.</p>
<p>In questi casi l&#8217;ansia non ha un accezzione negativa, ma anzi, se non va oltre una certa soglia, permette la realizzazione di migliori prestazioni, consentendo all&#8217;organismo di far fronte a nuove e più impegantive stimolazioni ambientali.</p>
<p>Convivere con lievi e sporadici episodi di ansia, non solo è possibile, ma oggi sembra quasi essere la norma, la vita moderna infatti ha dei ritmi frenetici, spesso impossibili da sostenere, ed è facile che preoccupazioni e nervosismo generino stati d&#8217;ansia.</p>
<p>In questi casi l&#8217;ansia può assumere quasi una valenza positiva, in quanto rappresenta un campanello d&#8217;allarme tramite il quale il corpo ci avverte che sta vivendo una situazione che non riesce più a gestire, è il suo modo di avvisarci che è necessario riequilibrare tempi e modi di vita, restituendo ad ogni aspetto il giusto valore.</p>
<p>L&#8217;ansia ha anche una funzione difensiva: in caso di pericolo, infatti, ci spinge a reagire e ad evitarlo; mantenendoci in uno stato d&#8217;allerta, ci protegge dai rischi; rappresenta una sollecitazione che ci permette di selezionare gli stimoli con maggiore attenzione.</p>
<p>Il disagio nasce quando la sensazione di ansia supera certi livelli e la conseguente produzione di  adrenalina diventa continua, mettendo sotto stress tutti i nostri sistemi, da quello circolatorio a quello respiratorio; questa condizione provoca l&#8217;immobilizzazione e rende impossibile sostenere qualsiasi prova.</p>
<p>Come ogni emozione, anche l&#8217;ansia è costituita da una componente fisiologica, da una psicologica e da una comportamentale. Tra i sintomi fisici possiamo trovare: tachicardia, sudorazione eccessiva, tremori, palpitazioni, tensione muscolare, sensazione di avere un peso sul cuore, difficoltà a respirare, ecc. I sintomi psicologici più diffusi sono: irritabilità, difficoltà di concentrazione, paura di perdere il controllo e, nei casi più gravi, paura di impazzire o di morire. I sintomi comportamentali maggiormente rilevanti sono la fuga, l&#8217;evitamento, l&#8217;immobilizzazione, l&#8217;iperattività.</p>
<p>L&#8217;ansia, quando insorge in assenza di un motivo reale o quando comunque è sproporzionata rispetto ad eventuali stimoli scatenanti, provoca uno stato di tensione continuo, immotivato e spiacevole.</p>
<p>Per molte persone, infatti, l&#8217;ansia e la preoccupazione sono un costante sottofondo delle loro giornate: si svegliano al mattino già con una vaga e spiacevole sensazione di apprensione; si preoccupano per la giornata che li aspetta, che sentono come faticosa, stressante e piena di doveri; si preoccupano di non riuscire a fare quello che dovrebbe, a rendere come vorrebbe; rimuginano in continuazione pensieri negativi, ampliando e drammatizzando le prove della vita quotidiana e vedendo dappertutto problemi e difficoltà.</p>
<p>L&#8217;ansioso spesso riconosce che le sue preoccupazioni sono eccessive, irrazionali e che lo fanno stare male e basta, ma non riesce a smettere di preoccuparsi. Altre volte, invece, i pensieri di preoccupazione sono assenti. In questo caso, la persona sperimenta un intesa sensazione di ansia e nervosismo senza capirne il motivo.</p>
<p>Ciò che distingue questa emozione dalla paura è che nella paura avvertiamo una tensione per una causa che riusciamo ad identificare, mentre l&#8217;ansia non ha una causa evidente che la giustifichi, è basata su sensazioni non identificabili (le persone che soffrono di ansia riportano spesso la frase: &#8220;sento che succederà qualcosa, ma non so che cosa&#8221;) o non realistiche rispetto allo stimolo ansiogeno.</p>
<p>Quando la sensazione di ansia è particolarmente forte, indica che la persona non è in armonia con se stessa, con i suoi bisogni e desideri.</p>
<p>Spesso chi soffre di ansia, infatti, ha una forte percezione di divario fra quello che realmente è e quello che vorrebbero essere. Molti ansiosi, inconsciamente, sono alla ricerca costante della perfezione e sono convinti di poter essere accettati dagli altri solo se brillanti, vincenti, sempre all&#8217;altezza della situazione. Dal momento che nutrono delle aspettative troppo elevate e quindi irrealistiche nei confronti di se stessi, hanno la continua percezione di essere inadeguati e non all&#8217;altezza.</p>
<p>L&#8217;ansia rappresnta, dunque, un campanello d&#8217;allarme di uno stato di disagio; i sintomi che la caratterizzano sono, infatti, funzionali a rendere evidente uno stato di malessere, che, come tale, va ascoltato e analizzato attraverso semplici strategie o il ricorso ad uno specialista, in base all&#8217;intensità dell&#8217;emozione.</p>
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		<title>L’orgasmo femminile: utile o…inutile?</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 17:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Margherita Napoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[orgasmo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/10/orgasmo-femminile.jpg"></a>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Margherita Napoli e dalla Dott.ssa Francesca Aglitti</p> <p>L&#8217;orgasmo femminile continua ad essere oggetto di un intenso dibattito scientifico, pensiamo all&#8217;articolo uscito di recente su Repubblica, nel quale si seguita la ormai antica diatriba sull&#8217;utilità dell&#8217;orgasmo della donna con riferimento alle teorie della Lloyd che a questo proposito dice: “Il fenomeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/10/orgasmo-femminile.jpg"><img class="size-full wp-image-110 alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px; border: 1px solid black;" title="orgasmo-femminile" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/10/orgasmo-femminile.jpg" alt="" width="490" height="320" /></a><em>Articolo realizzato dalla Dott.ssa Margherita Napoli e dalla Dott.ssa Francesca Aglitti</em></p>
<p>L&#8217;orgasmo femminile continua ad essere oggetto di un intenso dibattito scientifico, pensiamo all&#8217;articolo uscito di recente su Repubblica, nel quale si seguita la ormai antica diatriba sull&#8217;utilità dell&#8217;orgasmo della donna con riferimento alle teorie della Lloyd che a questo proposito dice: “Il fenomeno sarebbe di per sé inutile, un sottoprodotto accidentale dell&#8217;evoluzione maschile”.</p>
<p>L&#8217;orgasmo femminile è sicuramente materia di discussione dal momento che non se ne conosce la vera funzione evolutiva, ma di qui, a sostenerne l&#8217;inutilità, purtroppo ormai il passo sembra essere breve.</p>
<p>Le teorie formulate, dunque, fino a questo punto sostengono svariate posizioni sulla sua funzione; c&#8217;è chi sostiene che potrebbe essere utile al fine di mantenere vivo e resistente il legame di coppia, chi sostiene che servirebbe alla selezione del partner, chi dice che faciliterebbe la fecondazione e chi purtroppo asserisce che non avrebbe alcun tipo di funzione evolutiva. Quest&#8217;ultima posizione rispecchia la teoria del by product, ovvero del prodotto secondario per cui l&#8217;orgasmo non è altro che una funzione derivata da quella maschile.</p>
<p>Facendo una piccola rassegna sulle teorie susseguitesi nel tempo, come non ricordare quella di Freud, secondo cui una donna prova due tipi di orgasmo: quello clitorideo e quello vaginale. Il primo, legato ad un&#8217;immaturità sessuale e per questo, superficiale; il secondo, invece, tipico della donna matura e fonte del reale piacere sessuale.</p>
<p>Vi è poi da menzionare l&#8217;opinione di Kinsey  che, rispettivamente nel 1948 e nel 1953, pubblicò i suoi &#8220;<em>Sexual Bahaviour in Male</em> e &#8220;<em>Sexual Behaviour in Female</em>&#8220;. Nelle pubblicazioni qui elencate, viene analizzata la risposta sessuale e considerato come elemento centrale l&#8217;orgasmo (anche se con la solita controversia clitorideo e vaginale); le differenze nelle frequenze orgasmiche di uomo e donna vennero considerate, più che derivanti da un problema di natura psicologica, causate da una insufficiente stimolazione ricevuta dalla donna durante l&#8217;atto sessuale. Indiscussa era, dunque, fin da questi primi lavori, l&#8217;importanza e l&#8217;utilità dell&#8217;orgasmo femminile. Kinsey considerò anche il rapporto di coppia e arrivò a sostenere la tesi secondo la quale più a lungo si sta insieme, meno spesso si hanno rapporti intimi; dunque la donna più che continuare il rapporto, cerca di distruggerlo.</p>
<p>Secondo Masters &amp; Johnson nel loro &#8220;<em>Human Sexual Response</em>&#8221; del 1966 scrivevano: &#8220;per la donna, l&#8217;orgasmo è un&#8217;esperienza psicofisiologica che acquista significato e si sviluppa in un contesto di influenze psicosociali. Dal punto di vista fisiologico non è altro che un breve episodio di rilassamento fisico, conseguente all&#8217;ipertonia muscolare e all&#8217;aumento della congestione vascolare in risposta ad uno stimolo sessuale. Psicologicamente il fenomeno consiste nella percezione soggettiva di aver raggiunto l&#8217;acme della reazione fisica allo stimolo sessuale&#8221;.</p>
<p>Nel 1976 Shere Hite pubblicò &#8220;<em>Mondo Donna</em>&#8220;, un compendio in cui, nonostante i tabù del tempo, erano per la prima volta le donne stesse a parlare del loro modo di vivere la sessualità.  La Hite conclude sconfessando la dicotomia clitorideo &#8211; vaginale e definendo l&#8217;orgasmo in quanto tale, senza necessità di alcun appellativo che lo descriva.</p>
<p>Le teorie della Lloyd, contenute nel suo saggio “<em>The Case of Female Orgasm: Bias in the Science of Evolution”, </em>riprendono, ampliandole, le teorie di Donald Symons. Nella sua opera &#8220;<em>The evolution of human sexuality</em>&#8220;, lo studioso, analizza l&#8217;orgasmo in senso etologico, sociobiologico e comportamentale, considerandolo una potenzialità. Sarebbero, secondo Symons, le tecniche utilizzate nei preliminari a dare alle donne la possibilità di avere delle stimolazioni intense e continue tali da poter raggiungere l&#8217;orgasmo; conclude, perciò, dicendo che questa potenzialità non sarebbe altro che un sottoprodotto dello sviluppo embriologico (l&#8217;attuale byproduct theory), da considerarsi alla stregua dei capezzoli maschili, cioè, superfluo. Prosegue sostenendo che l&#8217;orgasmo femminile è molto simile a quello dei ragazzi in età prepubera in cui non si esperiesce l&#8217;eiaculazione .</p>
<p>Quindi, rielaborando Symons, secondo la Lloyd, gli orgasmi femminili si sarebbero evoluti solo perchè efficaci alla manipolazione spermatica attraverso la loro azione di risucchio, una serie di contrazioni uterine che attirano il liquido seminale il più vicino possibile alla cervice.</p>
<p>Date le teorie della Lloyd, gli studiosi Brendan Zietsch della University of Queensland, genetista, e Pekka Santtila della Abo Akedemi finlandese idearono una ricerca per valutare questa ipotesi prendendo come campione 1083 coppie di gemelli di sesso opposto e 2287 dello stesso sesso chiedendo loro la facilità e la frequenza dell&#8217;orgasmo; la loro idea di partenza è che se la funzione orgasmica femminile fosse un sottoprodotto di quella maschile, i gemelli di sesso diverso dovrebbero avere una funzione orgasmica più che simile. I risultati della ricerca hanno dimostrato che in gemelli dello stesso sesso la funzione orgasmica è condivisa, mentre non lo è in gemelli di sesso diverso. In conseguenza ai risultati appare chiaro che la genetica di base è diversa per la funzione orgasmica maschile e femminile, dunque, i ricercatori non ritengono che l&#8217;orgasmo femminile sia un sottoprodotto di quello maschile.</p>
<p>Anche i ricercatori americani Baker &amp; Bellis, secondo i risultati della loro ricerca sullo “Human sperm competition”, sostengono che l&#8217;orgasmo sia utile ai fini della manipolazione dello sperma, attraverso il meccanismo del risucchio. A detta loro, “la  strategia dell&#8217;orgasmo femminile è diretta ad influenzare la ritenzione spermatica ad ogni singolo episodio di accoppiamento”.</p>
<p>Nonostante l&#8217;attuale scienza sia, come dimostrato, un pullulare di ricerche e  un fiorire di teorie sull&#8217;argomento, la funzione evolutiva dell&#8217;orgasmo femminile sembra ancora essere un mistero irrisolto, certo è che le ricerche sembrano avvicinarsi alla conferma del fatto che in fondo, un&#8217;utilità e una funzione quest&#8217;ultimo, ce l&#8217;abbia; (ed anche chi scrive questo articolo ne è convito, altrimenti perché affannarsi così tanto per averne uno?) speriamo solo di non dover ancora a lungo sentir ripetere le parole della Lloyd in un&#8217;intervista al New York Times &#8220;che esso non ha nessuna funzione evoluzionistica ed esiste solo per il nostro divertimento&#8221;.</p>
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		<title>Il disturbo dell&#8217;identità di genere</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 13:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Grassotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Identità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia Clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità Maschile]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento di sesso]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell'identità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/10/Identità-di-genere.jpg"></a></p> <p>Negli ultimi decenni, al termine transessualismo si è andato sostituendo il concetto di Disforia di Genere o Disturbo dell&#8217;Identità di Genere (DIG). Con tale sostantivo, ci si riferisce all’esperienza di disagio che una persona prova nei confronti del proprio genere biologico, unitamente al desiderio di appartenere al genere opposto, fino ad intervenire sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/10/Identità-di-genere.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-100" title="Identità-di-genere" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/10/Identità-di-genere.jpg" alt="" width="412" height="266" /></a></p>
<p>Negli ultimi decenni, al termine transessualismo si è andato sostituendo il concetto di Disforia di Genere o Disturbo dell&#8217;Identità di Genere (DIG). Con tale sostantivo, ci si riferisce all’esperienza di disagio che una persona prova nei confronti del proprio genere biologico, unitamente al desiderio di appartenere al genere opposto, fino ad intervenire sui caratteri sessuali secondari ed in alcuni casi sui genitali.</p>
<p>Nella classificazione psichiatrica la condizione di transessualismo viene definita come“Disturbo dell&#8217;Identità di Genere Sessuale”. Negli ultimi anni si assiste ad un progressivo cambiamento nella visione di questa condizione verso la depatologizzazione. A questo proposito, nella prossima edizione del Manuale Diagnostico (DSM) dovrebbe essere rivista la diagnosi di Disturbo dell&#8217;Idenitità di Genere, con l&#8217;eliminazione del termine “disturbo” e l&#8217;introduzione di “incongruenza di genere”.</p>
<p>I criteri diagnostici per il DIG secondo l&#8217;ultima versione del DSM (la versione IV-TR) si riferiscono ad una forte e persistente identificazione col sesso opposto (non solo un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall&#8217;appartenenza al sesso opposto), ad un disagio persistente riguardo al proprio sesso o senso di inappropriatezza nel ruolo di genere ad esso connesso. L&#8217;anomalia non è concomitante con una condizione fisica intersessuale. L&#8217;anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell&#8217;area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.</p>
<p>Gli interventi possono e devono essere portati fondamentalmente su tre livelli:livello sociale, livello psicologico e livello fisico.</p>
<p>Ad un livello sociale tramite processi di informazione, educazione e sensibilizzazione mirati alla popolazione generale, tendenti a ridurre fino ad eliminare stereotipi e preconcetti troppo rigidi, sessisti e/o discriminatori relativi alle possibili espressioni varianti di genere e orientamento sessuale, al fine di ridurre l&#8217;omofobia e transfobia così diffuse nella nostra società.</p>
<p>Un percorso psicologico risulta importante per vari aspetti tra cui: consolidare l&#8217;identità, le risorse e la personalità per far fronte con successo alla discriminazione. Informare e sostenere la persona durante il percorso ormonale e/o chirurgico ed estetico. Un sostegno al percorso di transizione   risulta importante al fine di ridurre ansia, stress, paure legate alle opinioni della gente; migliorare il tono dell’umore; accompagnare la persona nelle difficoltà pratiche e quotidiane, che per le persone trans sono purtroppo spesso amplificate dal pregiudizio e dalla discriminazione; far emergere i propri vissuti riguardo l’identità di genere.</p>
<p>È importante coinvolgere la famiglia, soprattutto quando le persone sono molto giovani: fornire informazioni, anche di tipo pratico spesso i genitori non capiscono cosa stia accadendo al proprio figlio; sciogliere le paure dei genitori riguardo al futuro del figlio.</p>
<p>La persona transessuale che intraprende un percorso di cambiamento spesso va incontro alla discriminazione, alla perdita del lavoro, ad una serie di difficoltà enormi che la cultura discriminante e transfobica impone loro. È quindi fondamentale in questa fase che la famiglia, i partner e le persone di riferimento siano loro vicini con tutto il calore e l&#8217;affetto possibili.</p>
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		<title>Un&#8217;unione complessa: la coppia</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 22:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Scamuffa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi di Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Coppia in crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[Sessuologo]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia di Coppia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/09/unione-complessa-coppia.jpg"></a></p> <p>La coppia, con la sua complessità, è un “essere vivente” che tesse la propria storia, con una fisionomia autonoma e una propria intimità. Avvicinarsi ad essa e districarsi nella sua complessità significa analizzare i diversi punti di vista che la caratterizzano, curiosare il mondo interno di chi la compone, parlare di scelte, bisogni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/09/unione-complessa-coppia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-85" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="unione-complessa-coppia" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/09/unione-complessa-coppia.jpg" alt="" width="480" height="358" /></a></p>
<p>La coppia, con la sua complessità, è un “essere vivente” che tesse la propria storia, con una fisionomia autonoma e una propria intimità. Avvicinarsi ad essa e districarsi nella sua complessità significa analizzare i diversi punti di vista che la caratterizzano, curiosare il mondo interno di chi la compone, parlare di scelte, bisogni, emozioni, affettività, modelli di relazione primaria. Esprimersi sulla coppia implica considerare l’esistenza di un “<em>terzo</em>”, oltre a quella dei due partner. Esso “<em>corrisponde alla rappresentazione condivisa che i due partner hanno della loro coppia e su cui si struttura il loro sentimento di appartenenza</em>”(P. Caillè, p.12). Quando si ha a che fare con la coppia anche la matematica perde la sua logica e la sua ovvietà, ed è così che, come dice bene Caillè, diviene legittimo affermare che <em>Uno più uno fanno tre</em>. Il “<em>più uno</em>” accompagna la coppia fin dal suo costituirsi con l’idea che i due partner hanno della loro vita a due e su cui strutturano il loro legame e il loro “<em>patto di coppia</em>”. La coppia si crea, quando due persone cominciano a descriversi come tali e a raccontarsi introducendo un elemento nuovo, diverso dalle due individualità che la compongono, un terzo, a cui fanno riferimento implicitamente nei loro discorsi e comportamenti.</p>
<p>Strane coincidenze ci portano ad incontrare l’altro e più volte mi sono trovata a domandarmi: “Ma l’amore è davvero cieco, così come afferma il famoso detto?” o “Come mai spesso molti pronunciano frasi come: son tutti uguali! perché tutti a me?”. E se, invece, i partner di una coppia si selezionano a vicenda sulla base di lenti interne che permettono di vedere anche oltre ciò che l’occhio nudo può vedere? Già Freud diceva che “<em>trovare l’oggetto del desiderio, in realtà, vuol dire solo ritrovarlo</em>” e, a dire il vero, ogni partner arriva a quello strano incontro già predisposto a livello inconscio.</p>
<p>È un radar emotivo a guidarci nella scelta del partner, strettamente connesso ai nostri bisogni, più o meno consapevoli. Scegliamo, così, un partner che non è quello che vogliamo, ma quello di cui abbiamo bisogno. Colui/colei che, si spera, ci darà la possibilità di cancellare, replicare, controllare, padroneggiare, vivere o risanare, in una cornice di coppia, ciò che non è stato possibile risolvere internamente. Con il tempo, con noi, anche i nostri bisogni si evolvono e può arrivare un momento, nel nostro percorso a due, in cui non riconosciamo più il nostro compagno e l’altro può sembrarci un estraneo nonostante si può aver vissuto diverso tempo insieme. Una profonda delusione sembra assalirci. I tentativi di risoluzione interpersonale di conflitti interni, in alcuni casi, possono fallire e diventare elementi di profondo disagio per quelle coppie che non riescono, da sole, ad affrontare il momento particolarmente critico e a ritrovare un nuovo equilibrio. Un disagio che può manifestarsi attraverso tensioni, assenze di comunicazione, incomprensioni, separazioni, divorzi, scomposizioni e ricomposizioni, favorito dai cambiamenti dell’attuale società in trasformazione. Se, infatti, si perdono sempre più i rituali tradizionali (es. fidanzamento, matrimonio, etc.), che, come riti esteriori, ne legittimano l’esistenza agli occhi di tutti, oggi la coppia deve ricercare al suo interno i motivi della propria legittimazione e le difficoltà possono ostacolare questa ricerca.</p>
<p>I problemi della coppia, spesso, nascono, quando essa sembra perdere contatto con il proprio “terzo” relazionale, quando lo disconosce o ne cancella l’esistenza. Questo si manifesta, a volte, con la perdita di senso dell’unione dei due partner, con la chiusura verso l’altro, sofferenze, tradimenti, con un blocco. In alcuni casi, la riproduzione ripetitiva di soluzioni può dimostrarsi vana e non portare ad alcun effetto positivo. Chiedere aiuto ad uno specialista, ricorrere ad una psicoterapia, può invece essere di grande aiuto. Il terapeuta potrà così essere un interlocutore che accompagnerà la coppia nel processo d’esplorazione del proprio modello di organizzazione originario, restituendo ad essa il “<em>terzo</em>”, assente in quel momento. Il terzo ritrova il suo posto nel processo terapeutico in cui è incluso e si apre, così, alla ricerca di nuove soluzioni e nuove possibilità, ampliando il campo delle scelte possibili.</p>
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		<title>Endometriosi: Un dolore senza ascolto</title>
		<link>http://www.e-psicologia.it/2011/06/endometriosi-un-dolore-senza-ascolto/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 09:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Garofalo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amore e Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Italiana Endometriosi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/06/endometriosi.jpg"></a>Diventare donna per circa il 10-15% delle adolescenti coincide con l’inizio di una lunga fase della vita (la fase fertile) caratterizzata da dolore. La causa di questo dolore potrebbe essere dovuta all’endometriosi, una patologia ginecologica molto diffusa ma ancora poco conosciuta, che colpisce le donne in età riproduttiva.</p> <p>Nella donna affetta da endometriosi, sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/06/endometriosi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-33" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="endometriosi" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/06/endometriosi.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Diventare donna per circa il 10-15% delle adolescenti coincide con l’inizio di una lunga fase della vita (la fase fertile) caratterizzata da dolore. La causa di questo dolore potrebbe essere dovuta  all’endometriosi, una patologia ginecologica molto diffusa ma ancora poco conosciuta, che colpisce le donne in età riproduttiva.</p>
<p>Nella donna affetta da endometriosi, sono presenti frammenti o “isole” di endometrio (tessuto che riveste internamente l’utero) in sedi anomale quali ovaie, tube, peritoneo, vescica, setto retto-vaginale.</p>
<p>Ogni mese questo tessuto, che si trova al di fuori della sua sede abituale (l’utero), risente della stimolazione ormonale, come il normale endometrio, e quindi cresce, si sfalda e sanguina, unendosi alle mestruazioni normali, rendendole così molto abbondanti e causando forte dolore, infiammazioni, danni negli organi colpiti, formazione di noduli, cisti e aderenze.</p>
<p>Si ritiene che l’insorgenza della malattia possa dipendere da una serie complessa di eventi che implicano una predisposizione genetica, anomalie del sistema immunitario, fattori anatomici e anche interferenze ambientali. Malgrado ciò, la causa precisa rimane tuttora poco chiara.</p>
<p>L’ipotesi più accreditata è quella della mestruazione retrograda, che si verifica quando piccole parti di tessuto endometriale, invece di essere espulse, risalgono le tube e si impiantano nell’addome.</p>
<p>I principali sintomi della malattia sono: dolore mestruale molto intenso; mestruazioni abbondanti; forte dolore pelvico, che con il tempo diventa cronico; penetrazione dolorosa (dispareunia), che può diventare impossibile. Da non sottovalutare, inoltre, l’affaticamento cronico, l&#8217;emicrania e  disturbi gastro-intestinali.</p>
<p>Una delle conseguenze più difficili da accettare è la possibile sterilità che la patologia può comportare nel 30-40% dei casi. L&#8217;endometriosi, infatti, rappresenta un grande ostacolo per le donne che cercano una gravidanza, anche se paradossalmente la gravidanza, qualora si riesca a rimanere incinta, è il sistema ideale per diminuire gli effetti della malattia stessa. L’infertilità spesso viene associata a sentimenti di inadeguatezza e incompletezza per la perdita del proprio ruolo biologico.</p>
<p>Per la variabilità e la complessità dei sintomi che la caratterizzano, l’endometriosi molto spesso non viene riconosciuta. Da vari studi emerge, infatti, un ritardo nella diagnosi di oltre 9 anni, 5 dei quali sono impiegati dalla donna a riconoscere o accettare che il dolore che prova non è assolutamente normale e i restanti utilizzati dai medici per identificare la malattia.</p>
<p>Una diagnosi precoce e attenta alle diverse componenti del dolore e alle sue conseguenze può invece migliorare in maniera significativa la condizione delle donne che ne sono colpite.</p>
<p>La diagnosi di endometriosi la si può avere con certezza solo attraverso un esame chirurgico esplorativo, la laparoscopia. Altri esami che possono far sospettare la presenza di endometriosi sono l’ecografia ovarica transvaginale (che rileva la presenza di cisti), il dosaggio del marker Ca125 (che attraverso un esame del sangue dà indicazione sulla presenza di infiammazione pelvica) e la visita ginecologica manuale.</p>
<p>Per fare una diagnosi accurata e completa è, inoltre, fondamentale che il medico ascolti con attenzione i sintomi che riferisce la paziente.</p>
<p>Per effetto di questi gravi sintomi, che spesso arrivano a diventare invalidanti, la qualità della vita delle donne che ne sono affette è pesantemente e drammaticamente compromessa, a livello personale, affettivo e professionale.</p>
<p>Può venire colpita la percezione dell’immagine corporea, l’autostima e l’espressione dell’identità femminile.</p>
<p>Il desiderio sessuale, l’eccitazione e l’orgasmo possono essere inibiti dal dolore e, quindi, la relazione di coppia può risentirne significativamente. Molti partner evitano il rapporto sessuale o qualsiasi altra forma di intimità per paura di provocare dolore alla loro compagna e per non vederla soffrire e anche quando la sessualità viene praticata è comunque vissuta con preoccupazione e poca soddisfazione. Tutto questo può portare a tensioni, aggressività, ansie nel rapporto di coppia.</p>
<p>Le gravi ripercussioni che derivano da tale patologia, unite al fatto che nella maggior parte dei casi il dolore provato dalla donna viene minimizzato, contribuiscono a generare sentimenti di angoscia, rabbia, incertezza e depressione, perdita dell’autostima e della fiducia in sé, comportamenti di evitamento sociale, sensazione di non essere capite e credute, senso di solitudine e di impotenza.</p>
<p>Riguardo la terapia, in base alle attuali conoscenze scientifiche, non esiste un trattamento risolutivo. Quello che si può fare è tenere sotto controllo la sua evoluzione per prevenire i danni più gravi e  ridurre il più possibile i sintomi fisici e le conseguenze psicologiche che ne derivano.</p>
<p>La terapia migliore prevede un approccio multidisciplinare che mira a: rallentare la progressione della malattia con appropriate e personalizzate cure ormonali, farmacologiche e chirurgiche; alleviare il dolore con adeguati farmaci e ridurre il drammatico impatto sulla vita personale, affettiva e professionale della donna attraverso un sostegno psicologico e sessuologico.</p>
<p>Nell’endometriosi il corpo esprime un dolore che necessita di un ascolto psicologico, troppo spesso sottovalutato o trascurato.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Dott.ssa Luisa Garofalo, Dott.ssa Margherita Napoli</strong></span><br />
<span style="color: #800000;">Diritti Riservati – Vietata la pubblicazione senza il consenso degli autori</span></p>
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		<title>La Psicologia nella scuola</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 08:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Scamuffa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicologia e Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[Sessuologo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Negli ultimi decenni la psicologia ha guardato alla scuola con rinnovato e crescente interesse. Come scrive G. Disnan, “quello scolastico è indubbiamente uno dei contesti nei quali la pratica della consulenza è più diffusa, più consolidata, più controversa”. Il motivo principale d’inizio e sviluppo di contatto tra le due è il settore dell’apprendimento e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-65" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="PsychologyHelp" src="http://www.e-psicologia.it/wp-content/uploads/2011/06/PsychologyHelp.jpg" alt="" width="480" height="338" /></p>
<p>Negli ultimi decenni la psicologia ha guardato alla scuola con rinnovato e crescente interesse. Come scrive G. Disnan, “<em>quello scolastico è indubbiamente uno dei contesti nei quali la pratica della consulenza è più diffusa, più consolidata, più controversa</em>”. Il motivo principale d’inizio e sviluppo di contatto tra le due è il settore dell’apprendimento e dell’handicap, ma molti altri sono i motivi di collaborazione tra esse.</p>
<p>Con tutte le sue sfaccettature, la psicologia, ha offerto pian piano, con gli anni, diverse e molteplici tonalità di colore alla scuola. Una di queste sfumature, una grande conquista, è stata segnata dalla nascita dei CIC (Centri di Informazione e Consulenza, costituitesi con DPR del 9/10/ 1990 n° 309 all&#8217;interno delle scuole secondarie superiori e regolamentati con successive circolari del Ministero della Pubblica Istruzione) e la possibilità di progetti di sportelli d’ascolto, là dove attuabile.</p>
<p>La loro funzione è di offrire agli studenti informazioni sanitarie, giuridiche e di vario genere, riguardanti aspetti associativi e impiego del tempo libero, ed offrire consulenza nel caso di difficoltà o desiderio di orientamento sui problemi psicologici e sociali. Allo stesso tempo uno spazio d’ascolto e sostegno, un’area d’animazione, un momento di progettualità comune, un luogo reale di incontro tra le diverse agenzie educative e formative (scuola, servizi, famiglie); il cui unico scopo è quello di migliorare la qualità della vita nel contesto scolastico per gli studenti e gli adulti presenti.</p>
<p>Ciò rappresenta un tentativo esplicito di “<em>essere con gli studenti</em>” in modo diverso dal rendimento scolastico. Non solo, quindi, con i contenuti disciplinari e con le didattiche, ma anche con i processi, con le relazioni, con i significati, con le motivazioni da cui dipendono il successo o l&#8217;insuccesso scolastico: la gioia, la tristezza, la voglia di vivere e di lavorare o la rinuncia, la mancanza di autostima, il rifiuto più o meno esplicito della vita, nelle forme dell&#8217;uso di droga, della fuga da casa, della noia, della devianza, della violenza e del suicidio.<br />
Lo sportello rappresenta un’opportunità di mettere in atto le condizioni per accogliere la richiesta di ascolto degli studenti, il luogo in cui instaurare un rapporto da persona a persona e in cui promuovere la riflessione dello studente su di sé con l’obiettivo di accompagnarlo nel suo processo di maturazione. Un modo per portare in classe un tipo di competenza legata all’ascolto dell’altro e che necessita di una formazione specifica. Una risorsa, non solo per i ragazzi, ma anche per gli insegnanti come opportunità di essere in contatto con una realtà più profonda degli alunni che frequentano la scuola.</p>
<p>Il colloquio individuale è uno strumento prezioso in un simile spazio e lo psicologo una figura centrale, non solo motivato all’ascolto, ma anche proprietario di strumenti e tecniche necessarie.</p>
<p>Ammettere esplicitamente che la scuola non può e non deve occuparsi solo di apprendimento legato alle discipline, significa riconoscere diritti e rispetto ai bisogni dei ragazzi. Lo psicologo è, così, una figura prevista all’interno delle scuole d’ogni ordine e grado e che, anche come singolo professionista, può presentare un suo progetto di intervento, sensibilizzazione o prevenzione. Lo psicologo scolastico è il professionista, che possiede una tecnica e dei modelli teorici di riferimento, in grado di affiancare e fornire consulenza e modelli d’intervento alle diverse parti dell’istituzione educativa. Anche se non chiaramente definiti da una specifica legge, i compiti che lo psicologo potrebbe svolgere all’interno della scuola dipendono in prevalenza dal contratto che stipulerà con la singola scuola. Saranno, comunque, in linea di massima, interventi tesi alla prevenzione del disagio e alla promozione dello stato di salute e benessere bio-psico-sociale. Si possono, cosi, molto arbitrariamente, riassumere i compiti che lo psicologo scolastico può essere chiamato a svolgere:</p>
<ul>
<li>interventi relativi all’integrazione degli alunni con handicap e alla progettualità formativa individualizzata;</li>
<li>interventi relativi al disagio scolastico (prevenendo l’abbandono scolastico, aiutando il giovane a ritrovare le motivazioni adeguate e ad affrontare gli insuccessi, sviluppando un atteggiamento di fiducia in se stesso per sfruttare al meglio le sue potenzialità e risorse);</li>
<li>interventi relativi all’apprendimento, alle variabili socio-relazionali ed emotivo-affettive, con lo scopo di favorire gli inserimenti degli studenti nel gruppo, anche e non solo nei casi di marginalità sociale (bambini esclusi) e individuale (bambini introversi);</li>
<li>interventi relativi all’orientamento scolastico e ai progetti sul futuro professionale;</li>
<li>interventi di educazione socio-affettiva e di educazione sessuale;</li>
<li>interventi volti all’informazione e alla prevenzione di problematiche specifiche, quali ad esempio il bullismo, uso di droghe, e molte altre;</li>
<li>mediazione tra scuola e famiglia affinché si sviluppi una collaborazione fra le due, con l’obiettivo comune di favorire il benessere la personalità dei ragazzi;</li>
<li>consulenza psicologica rivolta agli insegnanti, agli allievi e ai genitori.</li>
</ul>
<p>Lo psicologo scolastico lavora per la scuola e in equipe, composta dal gruppo docenti, dal dirigente e dalle famiglie e dagli alunni stessi. Non si occupa più del singolo caso, ma attua interventi che coinvolgono tutti gli attori del sistema scolastico per promuovere il benessere scolastico. Lo psicologo che lavora per la scuola ha innanzitutto il compito di esplicitare e favorire, insieme ai docenti, la scoperta dei punti di forza di ciascuna singolarità. “Aver cura” degli aspetti cognitivi e di quelli affettivi, accogliendo l’altro, analizzando la sua domanda e favorendo un dialogo che consente di essere attivamente coinvolti nel processo di conoscenza.</p>
<p>Lo psicologo è chiamato a dare un contributo al coordinamento e all’organizzazione delle iniziative, delle risorse e delle competenze al fine di potenziare e ampliare l’azione della scuola con riferimento ai bisogni emersi dai singoli individui che la compongono.</p>
<p>Esso non è un esperto esterno che fornisce consulenza, ma lavora con le figure professionali operanti al suo interno; è, inoltre, colui che propone progetti innovativi, che prospetta attività in campo formativo, didattico e organizzativo.</p>
<p>Non è il portatore di una risposta ai problemi, ma uno stimolo a pensare, a comprendere, a creare interconnessioni fra le persone, le attività e il contesto sociale di riferimento.</p>
<p><strong>Dott.ssa Raffaella Scamuffa</strong><br />
Diritti Riservati – Vietata la pubblicazione senza il consenso degli autori</p>
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